Storie: Cosa non si fa per denaro…

Buongiorno a tutti! Riordinando le mie cartelle su Drive, mi sono imbattuta in alcune vecchie storie che ho scritto nei bei tempi andati del liceo, quando si era più spensierati che mai. Comunque ho deciso di pubblicarne una, giusto per vedere che effetto fa!

Buona lettura!

Cosa non si fa per denaro…

Sono una banconota; niente di più semplice di un pezzetto di carta stampata per cui gli uomini farebbero di tutto pur di avermi tra le loro mani. Eppure nella mia semplice vita ne ho viste di cose straordinarie, non necessariamente belle, però di sicuro hanno contribuito a renderla abbastanza movimentata.

Ora sono qui, in un Ministero sconosciuto di un paese altrettanto sconosciuto, dove tutto ha inizio e tutto ha fine. Guardandomi intorno vedo banconote dei più svariati tagli, aspettano. Aspettano anche loro il triste destino che va incontro ad ognuna di noi. Dopo un certo numero di anni le ormai vecchie consunte e rattoppate banconote vengono ritirate e sostituite dalle nuove stampe. Solitamente quando escono, ancora calde, hanno l’aria da snob, come se il fatto di essere nuove di zecca desse loro diritti che banconote vecchie come me non hanno o nemmeno si sognano.

Il primo giorno non si dimentica mai, è il primo impatto con la realtà, la prima secchiata di acqua ghiacciata addosso. Ricordo ancora quando, deridendo le Lire per il loro design così antiquato e per le misere condizioni in cui erano tornate indietro. Allora era tutta un’altra storia. Stava avvenendo un cambio di moneta, non solo di banconote. Noi Euro subentravamo alle Lire e nulla ci rendeva più orgogliosi e arroganti. Mai però avremmo pensato di creare così tanti problemi in alcuni paesi.

La prima avventura mi si presentò proprio appena uscito dalla stamperia. Fui legata ad un mazzetto di altre banconote del mio stesso taglio. Eravamo veramente tante! Ci chiusero tutte quante insieme in una valigetta scura e con pochissima aria. Fortunatamente ero stata collocata proprio in cima, cosicché potevo almeno godere di quella pochissima aria che girava. Allora però il mio primo pensiero fu: Quanto sono stato sfortunato! Ero giovane, ancora non sapevo quanto in realtà la vita sarebbe peggiorata.

Ebbi occasione di scoprire quanto fosse brutto essere una banconota quando fui utilizzata per comprare della droga. Mi ricordo che non girai molto in quel tempo. Perlopiù vedevo sempre la solita immagine: una grande stanza con sedili foderati di rosso, con un banco unico di fronte ad ogni fila di sedie coperto ad intervalli di microfoni, di fronte a tutto questo c’erano altrettanti tavoli e sedie dove stavano seduti sempre gli stessi buffi individui. Non era per niente un bel posto. Da dove stavo sentivo le più disparate delle conversazioni. Di come una certa persona avrebbe fatto cadere il governo a fronte di soldi oppure si smerciava sottobanco bustine piene di una strana polverina bianca. Un giorno addirittura assistetti ad una vera e propria rissa, non era una bella cosa, ma non si poteva fare a meno di ridere. Si vedevano questi signori sempre, costantemente vestiti con giacca e cravatta che si azzuffavano e si insultavano senza alcun ritegno.

Tornando alla storia della droga, che più tardi scoprii essere proprio quella strana sostanza bianca venduta in piccole bustine, ricordo che dopo che la acquistarono mi arrotolarono ben stretta e a turno mi introdussero nelle loro disgustose cavità nasali… Ancora mi vengono i brividi a ripensarci. Ancora oggi mi sento sporco, mi sento addosso quella polverina sottile, che piace tanto a tutti. Bleah!

Fortunatamente non mi sono capitate altre sciagure, né prima né dopo la mia avventura politica. Di avventure in banca però ne ebbi molte e una più interessante dell’altra. Un giorno capitai per errore in mezzo ad un gruppo di tessere di plastica, non avendo la più pallida idea del loro utilizzo. L’unica cosa di cui ero sicuro era la loro fastidiosissima saccenza nei riguardi di tutto ciò che era loro estraneo: me per esempio.

«Andiamo signovi. Non possiamo accettave tutti i bavboni che bussano alla nostva povta!» disse una di quelle tessere tutta colori e sbrilluccichi. «Ma guavdatelo! Così spovco e spiegazzato! Una veva vevgogna!!!»

Alzando un sopracciglio risposi per le rime. «Mi scusi tanto, ma lei chi è per insultare me? Ma si è guardato allo specchio? Con tutti quei colori sembra n clown squattrinato.»

«Mia cava sudicia banconota, io sono una cavta di cvedito bavva bancomat! Sono molto più avanti di lei e consento alle pevsone di fave compeve nel più completo velax!» Tutto ciò lo disse senza neanche guardarmi, come se fossi la cosa più sgradevole che si trovasse in quel cassetto, anche se in giro c’erano una marea di monetine talmente scolorite o ricoperte da sporco che si riusciva a distinguerle solamente dalla grandezza.

«Sì certo come no! Mi spiace deludervi, ma in realtà non siete che pezzetti di plastica esattamente come io sono un pezzo di carta. Non credete di essere superiori a qualunque essere incontrate solamente perché con voi si hanno a disposizione  quantità di denaro che possono superare quello che è il valore di una singola banconota.» Dissi arrabbiato e senza quasi riprendere fiato. «Sia io sia voi non contiamo nulla. Quelli che contano sono i lingotti d’oro, presuntuosi quanto voi, che gli uomini proteggono con tanto zelo.»

Alla mia affermazione nessuna delle carte riuscì a rispondere, però non persero mai la loro aria da so-tutto-io.

Sono pochi a conoscere la storia, ovvero la verità, di come in realtà funzionasse tutto l’apparato in cui siamo nati e cresciuti. E sono ancora meno coloro che sono a conoscenza dei lingotti. A raccontarmi questa storia è stato un orecchino. Ero finito in un portafogli di una donna, lo avevo capito dal forte profumo femminile che impregnava la pelle del portafogli, e lì, all’interno del vano portamonete, c’era questo orecchino. Era rimasto lì per non si sa quanto tempo, ci era finito dopo una festa dove la donna proprietaria del portafogli l’aveva trovato nel bagno delle signore. Non volendo lasciare a terra un orecchino così bello ed essendo lei stessa abbastanza meschina e perfida, specialmente contro le sue amiche/nemiche, lo intascò subito mettendolo nel portafogli. Però se ne dimenticò subito e da allora cercava di scambiare qualche parola con noi banconote di passaggio. Ogni tanto incontrava qualche scontrino con cifre esorbitanti stampate sopra, oppure qualche tessera fedeltà dei più svariati negozi. Quelle si che erano uno spasso! Parlavano sempre di come piacesse loro accumulare punti e facevano sempre a gara, e naturalmente vinceva sempre la tessera di Sephora visto che la donna era una cosmesi-dipendente. Ogni tanto si univa alla conversazione qualche rossetto, ma la loro compagnia non durava mai molto; non sapevano far altro che parlare di estetica. Una vera noia!

«Voi non sapete che in grandi “caveaux” sono custoditi migliaia di chili di oro purissimo.» Esordiva sempre così la sua storia sempre uguale. «Quando ero ancora uno di loro stavo in un ambiente molto freddo, ero così morbido che avrei rischiato di deformarmi se la temperatura fosse stata più alta. Poi un bel giorno vengo portato via, mescolato a qualche altro metallo meno prezioso e incastonato con strane pietre ed eccomi qui! Un orecchino scompagnato visto che ho perso il mio gemello. Ah che vita… Stare appeso tutto il giorno alle orecchie di una donna non è proprio una cosa tanto bella, specialmente se le orecchie in questione sono poco pulite. Comunque, tornando ai lingotti, è a loro che voi banconote fate capo. In base alla quantità di oro vengono coniate un numero di banconote, altrimenti non valeste niente. Anzi la carta, ovviamente filigranata, con cui vi stampano varrebbe da sola più della vostra valuta.»

Fortunatamente per me, non rimasi in quel portafogli troppo a lungo. Come detto prima la donna era una gran spendacciona, però in quel breve periodo ebbi l’occasione di ascoltare almeno cinque volte la stessa storia. Ero contenta di cambiare aria.

Però, ora che son tornato alla fonte ho un po’ di paura. Non so cosa mi accadrà, cosa ne faranno di me, se mi ricicleranno o mi se bruceranno direttamente perché troppo danneggiata.

Aspetterò qui il mio turno, sperando solo che tutto finisca in fretta.

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Autore: Giulia

Sono una ragazza talmente tanto poliedrica da essere difficile persino per me definirmi in qualche modo. Per ora posso dire di essere una persona pignola e criticona :) Spero però nel senso buono!

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